Quante volte vi è capitato di cominciare una conversazione con tutte le migliori intenzioni, e di finire col desiderio neanche poi sfumato di uccidere l'interlocutore?
E quante altre invece avete discusso, vi siete gonfiati come pesci palla, avete cominciato ad urlare... mentre il soggetto in questione vi ascoltava in silenzio, interrompendo serenamente la vostra scenata con frasette trita-nervi che ottenevano il solo risultato di farvi imbestialire ancor più (perchè sottolineavano sinteticamente la vostra posizione errata)?
Bene, in questi due casi avete avuto brillanti esempi di conversazione inutile ambivalente e conversazione utile monovalente.
Il primo tipo di conversazione è quello più diffuso, poiché la maggioranza delle persone non possiede il minimo bagaglio culturale che serve a mantenere intatto un utile dialogo.
Il secondo tipo di conversazione invece è più raro, ma forse anche più cruento, poiché una parte si basa sulle regole basilari della diplomazia e della serenità, e l'altra si lascia trascinare dall'impulsività e dalla “paura” di perdere il confronto.
Ma che si tratti di un discorso tra genitore e figlio, tra fidanzati, o tra colleghi vi sono alcune semplici regole che permettono alla conversazione di non degenerare:
Mantenere il tono della voce pacato e non aggressivo (spesso la voglia di alzare il volume è molto forte, ma ...