Come uscire vincenti da una conversazione
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Written By: Divina
Quante volte vi è capitato di cominciare una conversazione con tutte le migliori intenzioni, e di finire col desiderio neanche poi sfumato di uccidere l’interlocutore?

E quante altre invece avete discusso, vi siete gonfiati come pesci palla, avete cominciato ad urlare… mentre il soggetto in questione vi ascoltava in silenzio, interrompendo serenamente la vostra scenata con frasette trita-nervi che ottenevano il solo risultato di farvi imbestialire ancor più (perchè sottolineavano sinteticamente la vostra posizione errata)?
Bene, in questi due casi avete avuto brillanti esempi di conversazione inutile ambivalente e conversazione utile monovalente.
Il primo tipo di conversazione è quello più diffuso, poiché la maggioranza delle persone non possiede il minimo bagaglio culturale che serve a mantenere intatto un utile dialogo.
Il secondo tipo di conversazione invece è più raro, ma forse anche più cruento, poiché una parte si basa sulle regole basilari della diplomazia e della serenità, e l’altra si lascia trascinare dall’impulsività e dalla “paura” di perdere il confronto.
Ma che si tratti di un discorso tra genitore e figlio, tra fidanzati, o tra colleghi vi sono alcune semplici regole che permettono alla conversazione di non degenerare:
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Mantenere il tono della voce pacato e non aggressivo (spesso la voglia di alzare il volume è molto forte, ma essa ha lo stesso risultato della dichiarazione di sconfitta: “non so più cosa dirti perciò cerco di urlare fino a farti tacere”). Se alle volte vi viene naturale, contate fino a cinque, mentalmente, poi scandite il resto del discorso lentamente, come se steste parlando ad un bambino: la morbidezza delle parole, la musicalità e il tono “da pari” stimolano l’interlocutore alla tranquillità. Come tra animali, chi non si sente attaccato, tende a non attaccare.
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Esprimere i concetti chiave più di una volta con sfumature diverse. La stessa frase ripetuta più volte può scatenare reazioni di insofferenza, mentre lo stesso concetto ribadito poco diversamente, si fissa senza dare dell’occhio.
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Elaborare discorsi chiedendo conferma passo passo della propria correttezza, intercalando con frasi come “mi segui?”, “correggimi se sbaglio”, “non pensi anche tu?” e lasciando il posto alle risposte (solitamente affermative) di modo che l’interlocutore si senta preso in causa, parte del ragionamento che gli state proponendo.
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Ascoltare, con interesse, le posizioni altrui. E’ dimostrato che chi si sforza di ascoltare l’interlocutore, suscita un sentimento di ammirazione e rispetto che porta inevitabilmente ad una conversazione più interattiva e costruttiva.
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Dare cenni di assenso durante l’ascolto: così il partner si sente compreso, coccolato ed è maggiormente spinto all’ascolto a sua volta. Non c’è nulla di peggio del pensiero di parlare senza un fine, uno scopo… Di parlare senza un ascoltatore.
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Infine un buon contatto visivo può aiutare… La testa inclinata da un lato, lo sguardo attento e a tratti fisso negli occhi di chi sta parlando rivelano un interesse reale e sincero. Così come una posizione eretta, con la testa non all’indietro ma dritta, e uno sguardo deciso, aiutano a far valere le proprie ragioni.
Questi sono sei piccoli trucchi per migliorare la conversazione, evitando di portarla a livelli di aggressività che spesso possono trascinarsi dietro anche svantaggi affettivi o lavorativi (alzare la voce con un genitore o un superiore, generalmente, non porta nulla di buono!).
Esercitatevi innanzitutto con gli amici, durante le discussioni di tutti i giorni: politica, calcio… Non fatevi infervorare dall’argomento, o dal temperamento focoso di qualche tifoso accanito: puntate ad un discorso convincente e breve… Ci vorrà poco perchè diventiate i leader del gruppo.






